di Simone Bellini
Si dice che l’amore sia il motore dell’universo
Fin da piccoli ci viene insegnato che l’amore è la chiave di tutto. L’amore salva, unisce, consola, guarisce. Ma nessuno ci dice che a volte, l’amore non basta. Nessuno ci prepara all’eventualità che, anche se si ama tanto una persona, profondamente, sinceramente, si possa arrivare a un punto in cui quel sentimento non è sufficiente a farti rimettere in discussione la tua vita e ad intraprendere una strada nuova in nome dell’amore.
Nel frattempo la tua esistenza sembra svuotarsi, perdere quel potere propulsivo, i colori che prima erano brillanti, caldi, adesso sono tenui, talvolta grigi. E si resta bloccati dove si è, semplicemente a vivere, o a sopravvivere.
Immaginiamo di vivere insieme al proprio partner da molto tempo, ma di non incontrarsi più. Condividiamo una casa, magari dei figli, una storia lunga anni, una rete sociale costruita piano piano nel corso del tempo. Ma dentro qualcosa si è spento, il cuore non batte più come prima. La passione ha lasciato il posto alla routine, al tran tran di una quotidianità che rassicura ma non accende. E la domanda che inizia a farsi largo, silenziosa ma insistente, è: “E se cambiassi la mia vita?”
La fine dell’amore non è sempre fragorosa. Spesso è lenta, quasi impercettibile. Ci si sveglia un giorno e si realizza che non si prova più desiderio, che gli abbracci e i baci, se ancora ci sono, sono diventati formali, che le parole hanno perso la loro dolcezza. Ma ci si racconta che con il passare del tempo è normale, che è così per tutti.
Poi, all’improvviso, capita qualcosa. O meglio, qualcuno. Una persona che incrocia la nostra strada e riaccende quella luce dimenticata. Il cuore torna a battere. Le farfalle nello stomaco che pensavamo sepolte per sempre, tornano a farsi sentire. Inizia un sogno nuovo, pieno di vitalità e di prospettive. Ma proprio lì, tra il sogno e la realtà, si apre un abisso fatto di paure, dubbi, colpe. E cambiare sembra impossibile.
Nel mio lavoro incontro spesso persone che si trovano esattamente in questo punto della loro vita. Prendiamo ad esempio Martina, 47 anni, sposata da venti. Due figli adolescenti, un mutuo, una vita costruita con pazienza e responsabilità. Ma da anni, dentro di sé, Martina sa che l’amore è finito. Il marito è una presenza costante, ma distante. Non si fanno più domande, non si guardano negli occhi, il desiderio sessuale è un ricordo lontano.
Quando incontra Giacomo, collega di un’altra struttura organizzativa, si riscopre viva. Le conversazioni con lui sono leggere e profonde, i suoi sguardi la fanno sentire vista, desiderata. Eppure, ogni volta che immagina di cambiare vita, di intraprendere una nuova progettualità con lui, si blocca. “Come faccio a deludere i miei figli? A sostenere le spese per una nuova casa? E se poi, anche con Giacomo, finisse tutto e mi ritrovassi sola?”. Così Martina si ferma e rimane dov’è. Vive a metà, dicendo a sé stessa che è meglio così, che non può fare diversamente, che l’amore non basta.
Cambiare fa paura
Cambiare vuol dire affrontare l’ignoto. Significa esporsi al giudizio degli altri, alla sofferenza dei figli, alla rabbia del partner che lasciamo. Cambiare vuol dire mettere in discussione la sicurezza economica, la stabilità emotiva, la nostra stessa identità. Ma anche restare dove non c’è più amore ha un prezzo altissimo. Significa spegnersi lentamente, adattarsi a una vita che non sentiamo più nostra, rinunciare all’intensità di un nuovo amore. Il senso di colpa è il freno più potente al cambiamento. Ci sentiamo egoisti anche solo a desiderare qualcosa di diverso. Ci convinciamo che, per il bene degli altri, dobbiamo sacrificare noi stessi.
Ma che valore diamo all’autenticità, alla verità, se viviamo una vita di facciata? Cambiare non vuol dire distruggere. Cambiare può significare trasformare, trovare nuovi equilibri, costruire un assetto personale più sincero. Cambiare richiede coraggio, sì, ma anche amore. Amore per sé stessi, prima di tutto.
Uno degli alibi che più spesso ci diciamo è questo: seppure sull’onda dell’amore scegliessimo di avventurarci in una nuova relazione, alla fine finirebbe allo stesso modo. Pensiamo che, prima o poi, anche con un’altra persona, arriverà inesorabilmente la stessa routine, i silenzi della sera, come cantava Franco Califano in Tutto il resto è noia. Se deve trattarsi di un film già visto, tanto vale restare dove tutto è già conosciuto.
Ma questa è una profezia che si autoavvera. Se non cambiamo noi, se non impariamo a prenderci cura del nostro desiderio e del nostro benessere, ogni relazione finirà per appiattirsi. Il cambiamento non è solo relazionale, ma è anche e soprattutto interiore. Il vero cambiamento inizia quando smettiamo di mentire a noi stessi.
Il coraggio di scegliere
Ci sono scelte che cambiano la vita. Non sempre sono comode, non sempre portano a risultati immediati. Ma portano verità. E la verità, anche quando è dolorosa, libera. Cambiare non è sinonimo di fallimento. Al contrario, è spesso il segnale di una profonda maturità. Significa riconoscere che il tempo passa e che restare fedeli a sé stessi richiede scelte difficili. E ogni volta che qualcuno trova il coraggio di dire “questa vita non mi basta più”, si apre una porta, una possibilità, un nuovo inizio.
Tuttavia esistono situazioni in cui, nonostante il sentimento sia forte, autentico, persino travolgente verso un’altra persona, non si riesce a fare quel passo che trasformerebbe il sogno in una nuova realtà. È una condizione che conosco bene, ascoltando i racconti di tante persone che si trovano sospese tra ciò che provano, che desiderano e ciò che possono permettersi di vivere.
È pur vero che rimanere in una relazione ormai esaurita sotto il profilo della passione e dell’amore non è sempre un atto di codardia o di rassegnazione. A volte, è una scelta consapevole, ponderata. La scelta di non stravolgere completamente la propria vita, di mantenere un certo equilibrio familiare, sociale, economico. In un mondo dove ogni giorno bisogna fare i conti con difficoltà pratiche e responsabilità concrete, non è semplice gettarsi nel vuoto per inseguire un sentimento, per quanto potente.
Ci sono persone che, pur essendo profondamente innamorate di qualcun altro, decidono di non dare spazio a quel nuovo amore, di non cambiare. Non perché quell’amore non sia vero, ma perché sentono che il prezzo da pagare sarebbe troppo alto. E se questa decisione nasce da una piena consapevolezza, da una visione lucida dei propri limiti e delle proprie priorità, può essere comunque una buona scelta.
L’amore da solo non basta, soprattutto quando il contesto in cui ci si muove richiede molta stabilità, contenimento e soprattutto un buon equilibrio emotivo. È importante, allora, che quella scelta venga fatta con onestà verso sé stessi, senza autoinganni, ma anche senza giudizio. Perché, in fin dei conti, ogni strada presenta i suoi rischi, le sue rinunce, ma anche il suo valore, come il valore di potersi dire la verità delle cose.
Cambiare come atto d’amore
Cambiare non è abbandonare. Cambiare è cercare, è sperimentare nuove vie, nuove attribuzioni di senso. È avere il coraggio di guardarsi dentro e decidere cosa fare della propria vita, con una visione più lucida, che permetta di osservare le situazioni da una diversa prospettiva e di dare un nuovo significato alle cose, senza per forza stravolgerle. In questo senso cambiare può essere un vero e proprio atto d’amore, in primis per sé stessi, ma anche per chi ci sta intorno.
Quando una persona si trova a vivere in una condizione di stallo, in sospeso tra il desiderio di dare una svolta alla propria vita e la paura di lasciare ciò che conosce, chiedere aiuto può fare la differenza. Intraprendere un percorso terapeutico può offrire lo spazio e gli strumenti necessari per rivolgere lo sguardo dentro di sé, mettere ordine nei pensieri e nelle emozioni, ed arrivare a prendere decisioni più consapevoli e funzionali al proprio benessere. Non dovranno essere decisioni necessariamente clamorose o radicali, ma autentiche e sincere, soprattutto con sé stessi. Perché solo così si può riscoprire, al di là delle illusioni e delle paure, il piacere di una vita sufficientemente buona. Una vita in cui il cambiamento consapevole può restituirci il senso del nostro cammino.
